Per una Sinistra diversa
Dopo i tanti allarmi lanciati sul rischio rappresentato da un certo giornalismo criminale per la tenuta della democrazia in Italia, il Popolo della libertà, per mano dei senatori Luigi Compagna, Gilberto Pichetto, Cinzia Bonfrisco, Diana De Feo, si lancia contro i pentiti di mafia.
Secondo questi onorevoli emergerebbe la necessità e l’urgenza di insediare una Commissione parlamentare di inchiesta per verificare ”quanti anni di carcere siano stati espiati da chi, accusato dai collaboratori, è risultato poi innocente e quali conseguenze concrete ciò ha comportato per il collaboratore”, accertare quanti soldi sono stati dati ai collaboratori e se questi soldi sono stati restituiti dai collaboratori di giustizia poi rilevatisi dei bugiardi.
Tutti nobilissimi intenti, di cui però si giunge a dubitare arrivando alla parte in cui i senatori del Pdl propongono che la Commissione Anti Pentiti possa “ottenere, anche in deroga al divieto stabilito dall’articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari”. Forse Ghedini e Pecorella avevano bisogno di accedere a qualche fascicolo che gli veniva negato?
Curiosità: per una coincidenza bizzarra e priva di significati dietrologici, la senatrice Cinzia Bonfrisco - cofirmataria della richiesta di una Commissione di inchiesta sui pentiti di mafia - ha anche presentato una proposta per l’istituzione della Giornata nazionale del silenzio. Chi vuole intendere …
Il destino politico del governo Berlusconi è ormai segnato, si va verso la fine del Regno Birbonico: con la bocciatura del Lodo Alfano, Berlusconi giustamente dovrà andare a processo. Tutto un sistema di potere che convergeva sulla sua figura si dissolverà come neve al sole. Credo verso marzo. Andremo a elezioni anticipate, governo tecnico, eccetera. Berlusconi è finito”.
A comunicare al mondo la lieta novella è un redivivo Daniele Luttazzi dalle pagine di Micromega, con una intervista in cui non mancano previsioni ed esternazioni tanto sul Popolo della libertà quanto sul Partito democratico: Berlusconi è l’ennesima espressione dell’eterno fascismo italico, che come un fiume carsico viene ciclicamente in superficie e provoca danni.
Luttazzi annuncia sicuro che Berlusconi andrà a processo, verrà condannato e materialmente salterà. E’ stato già mollato. Servono altri personaggi, dicono Fini. Lo Stato, a quel livello cui noi non abbiamo accesso, non può permettere che uno come Berlusconi demolisca i fondamenti della Costituzione”. Anche i rapporti con la Santa Sede sarebbero ormai incrinati: La Chiesa è così, finché Berlusconi ha uno stalliere mafioso in casa, va bene. Falso in bilancio, corruzione, leggi ad personam: okay. Se però Berlusconi va a letto con una puttana, allora no, questo non si può fare. A proposito del Partito democratico, Luttazzi osserva che si tratta di un’inevitabile stronzata. Il Pd non sa chi rappresenta: a chi parla? Cosa dice? Non lo sa. Va sempre in televisione, ma parla a vanvera. Non ha alcuna efficacia.
Il resto dell’intervista lo trovate su Micromega….
Da anni gli italiani subiscono il martellamento telefonico degli operatori di telemarketing, che utilizzano senza consenso degli utenti i dati (telefonici e non solo), rifilando in modo piu' o meno lecito prodotti e servizi. Ora potrebbe arrivare la beffa, una sanzione Ue all'Italia, e quindi a tutti noi, per aver gia' adottato un provvedimento potenzialmente illegittimo.Tio.ch ha pubblicato ieri un articolo con dei contenuti shock per il gotha della politica e della finanza italiana, che da anni accumula miliardi e miliardi di euro (per gran parte sottratti al fisco) alla faccia dei cittadini onesti. Il recentissimo blitz della Guardia di Finanza, per volontà del ministro Tremonti, presso 76 succursali di banche svizzere in Italia dei giorni scorsi potrebbe aver scatenato una reazione potenzialmente esposiva dai vertici finanziari elvetici. Tra i 15.000 impiegati nella piazza finanziaria ticinese c'è un timore: Tremonti, per evitare il fallimento dell'Italia, vuole prosiugare le banche luganesi.
Le autorità italiane stimano infatti in 600 miliardi circa i fondi non dichiarati al fisco depositati in Svizzera. Dei 4012 miliardi di franchi amministrati in Svizzera, sono 300 quelli in Ticino. E di questi 300 miliardi 200 sarebbero appartenenti a clienti italiani. Due terzi della capitalizzazione bancaria di Lugano e dintorni, insomma, è dovuta agli evasori italiani. Immaginatevi il disastro per l'intera zona in caso di ritiro dei capitali dalla terza piazza finanziaria elvetica dopo Zurigo e Ginevra.
Per la clientela italiana la piazza bancaria ticinese presenta molti vantaggi. Nelle sfere di influenza, il Ticino è ormai considerato appartenente alla zona metropolitana di Milano. La vicinanza geografica viene apprezzata dai clienti italiani e non esistono barriere linguistiche con i consulenti bancari.
Ora la crisi economica e finanziaria acuisce il fabbisogno degli Stati di drenare denaro pubblico per rilanciare i consumi e l'economia. I grandi stati Europei hanno messo a punto amnistie fiscali per riportare a casa capitali non dichiarati in paesi esteri. Sarebbero 193,4 i miliardi di franchi non dichiarati al fisco tedesco confluiti in Svizzera, mentre sono 185,2 quelli italiani. Una montagna di denaro la cui eventuale sparizione dalle casse svizzere metterebbe in ginocchio l'intera economia del paese.
Dopo il blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate dell'altro giorno la tensione tra gli esperti svizzeri del settore è alle stelle. Un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, "il governo italiano cadrebbe in un giorno". "Non c'è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera".
Già da sola questa dichiarazione potrebbe mettere i cittadini in allarme sulle reali intenzioni dello scudo fiscale recentemente approvato tra mille polemiche: ci sono quindi anche i politici ad avere denaro sporco in Svizzera? Per questo si sono messi daccordo per farlo rientrare? Per questo Berlusconi si è esposto così tanto alle critiche che provenivano dai giustizialisti? Per questo alcuni esponenti dell'opposizione "si sono dimenticati" di votare contro lo scudo? Domande pregnanti, che forse un giorno troveranno una risposta.
Il giornale svizzero tedesco Blick ricorda a tal proposito la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese. "Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi - si legge sul Blick - non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest". Accuse gravi. Sembrano quasi una minaccia in stile mafioso. Alla Ciancimino potremmo dire.
Testamento Biologico: una risposta al Vescovo di Massa Carrara
e una domanda al Sindaco di Carrara
LA RISPOSTA al vescovo Binini
A proposito dell’attacco lanciato dal vescovo di Massa Carrara Binini al Consiglio Comunale di Massa che ha recentemente approvato la mozione sul registro dei testamenti biologici, lasciamo rispondere i il movimento cattolico di base "Noi Siamo Chiesa" , che critica apertamente la linea della Cei sul testamento biologico e il ddl Calabro': E' necessario un passo indietro della Cei perche' si arrivi a un clima che permetta di arrivare a una soluzione ampiamente condivisa. Il documento di “Noi siamo Chiesa” sostiene con fermezza che la volonta' del paziente deve essere vincolante per il personale sanitario e per i famigliari, secondo lo stesso dettato della Costituzione. Si chiede inoltre che i vescovi facciano un passo indietro e che la nuova legge non sia la conseguenza di una trattativa politica tra Cei e maggioranza o merce di scambio per il silenzio su altri aspetti della politica del governo.
Quindi neppure tutti i cattolici la pensano come le gerarchie ufficiali!
LA DOMANDA al Sindaco Zubbani
EMPOLI . La città toscana avrà il suo registro dei testamenti biologici, ovvero quell’elenco garantito da un fiduciario e dal Comune in cui ciascun cittadino potrà depositare le dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari: “ vogliamo garantire la certezza della data di presentazione, della fonte e della conservazione, dando al registro un valore morale — dice Roberto Bagnoli, consigliere comunale di Empoli e anche medico — Vogliamo tutelare il diritto di ogni persona a compiere le proprie scelte in completa libertà e a favorire, con atti concreti, l’estensione dei diritti civili, pur riconoscendo la grande delicatezza degli argomenti in questione. In questo senso, la nostra proposta non vuole essere un primo passo verso l’eutanasia, al contrario».
VICENZA.Il sindaco di Vicenza Achille Variati ha costituto una commissione tecnica di esperti comunali con il compito di proporre le procedure per 'l'istituzione del registro delle dichiarazioni anticipate di volonta' relative ai trattamenti sanitari - testamento biologico'. La commissione sara' presieduta dal direttore generale del Comune, e sara' composta da funzionari dei settori anagrafe, servizi sociali e avvocatura. 'Ho voluto cosi' dar seguito - dichiara Variati - alla recente mozione votata dal consiglio comunale, anche se ritengo che, in assenza di normativa, non sara' semplice individuare le strade concretamente percorribili.
Portando questi due esempi, ultimi in ordine di tempo, rivolgiamo una semplice domanda al Sindaco di Carrara Zubbani; la Giunta di Carrara quando istituirà il registro dei Testamenti Biologici , visto che il Consiglio Comunale ha approvato la mozione il 28 Luglio scorso? Se lo chiedono le centinaia di cittadini che hanno firmato la mozione consegnata al Prefetto e quelli che hanno già raccolto i propri testamenti biologici. L’assenza di risposte e di segnali da parte dell’Amministrazione è un pessimo segnale. Il SILENZIO E’ ASSORDANTE.
UAAR di Massa Carrara
Massa Carrara 27/10/09

(AGI) - Roma, 28 ott. - Nel secondo trimestre di quest'anno il reddito lordo disponibile delle famiglie e' diminuito dell'1% in valori correnti rispetto al trimestre precedente con una perdita in termini assoluti di 11 miliardi. Nello stesso periodo la spesa delle famiglie per consumi finali si e' ridotta dello 0,5%. E' quanto emerge dallo studio dell'Istat, Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle societa'.
Scende anche la propensione al risparmio delle famiglie: nel secondo trimestre e' stata pari al 15,2%. Tale risultato, pur superiore a quello del corrispondente trimestre del 2008 (14,8%), e' inferiore di 0,4 punti percentuali rispetto al primo trimestre 2009.
Nel periodo luglio 2008-giugno 2009, il potere di acquisto delle famiglie (cioe' il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) e' diminuito dell'1% rispetto al trimestre precedente (aprile 2008-marzo 2009) e dell'1,2% rispetto a quello corrispondente (luglio 2007-giugno 2008).
Il tasso di investimento delle famiglie, continua l'Istat, sempre nel secondo trimestre di quest'anno si e' attestato al 9,3%, 0,5 punti percentuali in meno rispetto al corrispondente trimestre del 2008. Rispetto all'indicatore calcolato al primo trimestre 2009, si registra invece una lieve flessione (-0,1 punti), conseguenza di una diminuzione degli investimenti (-3%) piu' accentuata di quella del reddito disponibile (-1%).
In termini assoluti il reddito lordo disponibile e' passato da 1.094.634.000.000 del primo trimestre a 1.083.808.000.000 del secondo (-11 miliardi), il potere d'acquisto e' passato da 886.491.000.000 del primo trimestre 2009 a 877.631.000.000 (circa -9 miliardi) e la spesa delle famiglie per consumi finali da 923.351.000.000 a 918.803.000.000 (circa -5 miliardi). (AGI) Ila
Droghe: i fiumi di cocaina che scorrono nei corridoi dei palazzi
di Gianni Barbacetto e Davide Milosa
Il Fatto quotidiano, 27 ottobre 2009
La cocaina è entrata nella vicenda Marrazzo come un velo di polvere depositato per caso su una scena dove succedeva tutt’altro. Portata a casa del trans frequentato dal presidente della Regione Lazio dai carabinieri poi arrestati per il ricatto. Ora questi continuano a ripetere: "La cocaina l’abbiamo trovata là". Saranno le indagini a dire chi mente.
Certo è che la polvere bianca è ormai sempre più frequentemente ingrediente delle storie che incrociano trasgressione, politica e potere. C’è una pista di coca nella vicenda dell’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini e delle sue escort, arrivate fin dentro le camere da letto di Silvio Berlusconi.
È di pochi giorni fa il rinvio a giudizio di Armando De Bonis, nipote del cardinal Donato De Bonis, un tempo potente, ma soprattutto stretto collaboratore del deputato dell’Udc (oggi passato al Pdl) Giuseppe Galati, ex sottosegretario alle Attività produttive. Le intercettazioni telefoniche ricostruiscono una storia in cui, nel 2007, Galati riceve escort dai nomi esotici, Sally, Linette, ma anche robuste dosi di cocaina.
Fornitore di entrambe le merci (e per questo arrestato insieme ai suoi complici) è Carmelo Di Ianni, gestore del Club 84 di Roma, locale un tempo famoso per la Dolce vita: una volta vi scorrevano fiumi di champagne, ora sono recapitati a domicilio dosi di cocaina ed escort da duemila euro a notte.
Poco più in là, all’Hotel Flora di via Veneto, ha passato la sua notte di passione il deputato Udc (poi passato all’Alleanza di centro di Francesco Pionati) Cosimo Mele, con cocaina e due ragazze. Beccato perché una di queste, Francesca Zenobi detta Pocahontas, aveva avuto un malore. È del 2002 l’informativa dei carabinieri che raccontava Gianfranco Micciché, uomo di Forza Italia e allora viceministro delle Finanze, come un consumatore abituale di cocaina, che gli veniva fornita fin dentro gli uffici del ministero.
Corriere d’eccezione, il suo collaboratore Alessandro Martello, che gli faceva spesso visita in ufficio. Ancora nel dicembre del 2008, a Palermo, veniva fermato Ernesto D’Avola, autista di Micciché. Nella sua auto aveva una busta piena di cocaina con su scritto "On. Gianfranco Micciché". Il politico ha sempre smentito categoricamente, lamentandosi di essere vittima di un servizio d’ordine deviato. Così, di fronte alle smentite imbarazzate e ai piagnucolii dei nuovi politici, si staglia la reazione di un uomo della Prima Repubblica come l’ex ministro democristiano Emilio Colombo che, seppure con qualche reticenza, quando è stato il suo momento ha ammesso di far uso di coca. Sono poco meno di un milione in Italia i consumatori di cocaina, una percentuale doppia rispetto alla media europea.
Dal 2001 a oggi la crescita è stata continua. Quasi 400 mila i consumatori che, secondo i dati ministeriali, avrebbero bisogno di un trattamento di disintossicazione, mentre sono solo 174 mila quelli in cura presso i Sert, i servizi pubblici per le tossicodipendenze. A questi si aggiunge il gruppo, non quantificabile con certezza, di coloro che si affidano a servizi privati e a psicoterapie individuali.
La coca è sempre di più assunta insieme ad altre droghe, la cannabis ma ora anche l’eroina, sniffata o fumata come sedativo dopo una nottata di piste, "Chi fa uso di cocaina non si sente un tossicodipendente, è di solito ben integrato nella vita e nel lavoro", spiega Achille Saletti, presidente dell’associazione Saman, che ha aperto cinque centri di aiuto: "Spazi neutri, non frequentati da altri tossicodipendenti, dove arrivano manager, broker finanziari, cantanti, ma anche tassisti. Non abbiamo ancora politici, ma qualche figlio di politico c’è".
A Roma la coca, che un tempo costava 160-180 mila lire al grammo, viene ormai venduta anche in piccole dosi da 15 euro luna, che permettono due o tre sniffate. Ma la qualità (e anche il prezzo) cambia molto a seconda dei fornitori.
A Milano, diventata una delle capitali europee della coca, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri ha valutato che ogni giorno in città si consumano 12 mila dosi di cocaina, fatte affluire in Italia dalla ‘ndrangheta, in associazione con i cartelli colombiani. Il connubio sesso-cocaina è centrale: "La coca è considerata droga prestazionale per eccellenza. Chi comincia, lo fa quasi sempre nell’illusione di migliorare le proprie prestazioni sessuali", dice Saletti.
Diffusissimo anche il connubio coca-trans: "La sostanza serve per aumentare la trasgressione, ma anche per superare il trauma inconscio di una sessualità considerata dai confini incerti". E Riccardo Gatti, specialista in Psichiatria e dirigente del dipartimento dipendenze dell’Asl di Milano: "Da noi, in Italia, la cocaina viene usata come una sorta di doping della vita quotidiana. E questo le ha permesso di farsi strada nelle classi dirigenti. Ma la classe dirigente che fa uso di cocaina diventa estremamente ricattabile.
Non solo: l’uso della cocaina alza il nostro livello di ricerca del piacere, per cui per raggiungerlo si arriva a fare cose che non si sarebbe mai pensato di fare", Ormai le cronache sono ricche di storie di professionisti e cocaina. A Milano un banchiere e professore universitario è stato trovato in un centro massaggi con la sua dose di polvere. E cinque avvocati penalisti sono stati fermati mentre invece acquistavano coca vicino ai parcheggi della clinica Mangiagalli.
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Droghe: il rapporto dell'Onu sull'oppio è diventato clandestino?
di Marco Perduca (senatore Radicali-Pd)
Notiziario Aduc, 26 ottobre 2009
Solo il notiziario droghe dell’Associazione Diritti e Utenti dei Consumatori (Aduc) si è accorto della pubblicazione dell’ennesimo rapporto dell’Ufficio Onu contro la Droga e il Crimine (Unodc), incentrato su "Tossicodipendenza, Criminalità e Insurrezione" in Afghanistan. Nessuna agenzia di stampa né tantomeno il solerte direttore dell’Unodc hanno pensato bene di presentarlo a Roma dove si discute della necessità e urgenza di convocare una conferenza internazionale per la pacificazione del paese asiatico.
Perché non si vogliono far conoscere i fallimenti delle politiche di eradicazione delle colture che costano ingenti risorse umane e finanziarie mentre il fenomeno potrebbe essere incanalato nella produzione legale di oppiacei per la cura del dolore andando a incontrare la domanda reale di analgesici per miliardi di poveri?
Secondo l’Onu infatti, il traffico di eroina oggi frutta ai Talebani molto più che quando erano al potere. Dieci anni fa i Talebani ricavavano intorno ai $75-100 milioni l’anno, tassando la coltivazione di oppio. Oggi ricavano in media $125 milioni annualmente, solamente tassando la coltivazione e il commercio di oppio senza contare il pizzo imposto ai laboratori che raffinano l’oppio in eroina, l’importazione dei precursori chimici ecc.
Nel documento, pubblicato il 21 ottobre scorso, si esaminano le conseguenze devastanti che le 900 tonnellate di oppio e le quasi 400 tonnellate di eroina esportate dall’Afganistan ogni anno comportano per la sicurezza e la salute pubblica dei paesi situati lungo le narco-rotte balcaniche ed euro-asiatiche, fino all’Unione Europea, Russia, India e Cina. Il rapporto spiega inoltre in che modo lo stupefacente più letale al mondo ha costruito un mercato che vale 65 miliardi di dollari, avvelena 15 milioni di tossicodipendenti, causa 100.000 morti all’anno, diffonde hiv/aids ad un tasso senza precedenti e, l’elemento più serio che mai, finanzia mafie, ribelli e terroristi.
Con insospettate conseguenze in termini di traffico. L’oppio afgano che si riesce a sequestrare è poco: solo il 20% dell’eroina trafficata nel mondo è confiscata (rispetto al 42% della cocaina esportata dai paesi Andini.) Non solo, i sequestri si fanno meno frequenti man mano che la droga si incammina verso l’Occidente. Mentre l’Iran intercetta il 20% degli oppiacei che l’attraversano, e il Pakistan il 17%, l’Asia Centrale ne intercetta solo il 5% e la Russia un magro 4%. Va anche peggio in paesi dell’Europa sud-orientale, membri dell’Ue (Bulgaria, Grecia e Romania) che intercettano meno del 2% dell’oppio nazionale.
La certificazione dei fallimenti del proibizionismo da parte delle Nazioni unite dovrebbe essere al centro del ballottaggio per le presidenziali afgane, perché tutto questo silenzio?
La Repubblica, 23 ottobre 2009
Pur di eliminarne due chi se ne importa se vanno al macero altri centomila tra dibattimenti e inchieste. Era la logica del famoso emendamento blocca processi del giugno 2008, è la stessa dell’ennesima norma "ad Berlusconem" che sta studiando il suo avvocato e consigliere giuridico Niccolò Ghedini. Pensa che ti ripensa (lo sta facendo da settimane prima ancora che il lodo Alfano, sua creatura, fosse bocciato dalla Consulta), ecco che la soluzione è saltata fuori, tanto da portarla al ministero della Giustizia per un consulto con gli esperti. Un colpo alla prescrizione, per togliere dalla strada del Cavaliere i processi Mills e Mediaset che con le udienze ormai sdoganate gli stanno per rovinare la legislatura.
Un colpo ben mirato stavolta: togliere di netto, dal calcolo dei tempi di prescrizione, gli anni in più che sono frutto di quello che, nei codici, viene definito un "atto interruttivo", un’interruzione per via di un interrogatorio, di un rinvio a giudizio, di una sentenza di primo grado. Un aumento stimato in un quarto in più e che può essere applicato solo una volta anche se gli stop processuali sono ovviamente più d’uno. Un esempio? Tanto vale, per intenderci bene, capire che succede con i processi del premier: nel caso Mills Berlusconi è imputato di corruzione, la prescrizione è calcolata in otto anni, cioè il massimo della pena, che passano a dieci per via delle interruzioni. E poi Mediaset: l’accusa di frode fiscale porta la prescrizione a sei anni, che passa a sette e mezzo per via degli "atti interruttivi" compiuti. E che s’inventa Ghedini? Via quei due anni per Mills, ed ecco che il processo anziché cadere in prescrizione nel 2012 arretra all’anno prossimo. E siccome va rifatto dall’inizio dopo la separazione da quello dell’avvocato David Mills (già condannato a quattro anni e mezzo) per via del lodo Alfano, si può considerare defunto. Idem per Mediaset anche se con un po' di sofferenza in più: la prescrizione sarebbe scaduta nel 2013 ma con la "ghedinata" ecco che arretra al 2011.
Dopo il regalo della ben nota ex Cirielli, votata nel dicembre 2005 dal precedente governo Berlusconi, il premier si fa un altro dono. Prima di quella legge gli anni in cui un reato "moriva" erano maggiori, il massimo della pena aumentato della metà. Con l’ex Cirielli quella metà calò a un quarto. E adesso, per i reati commessi fino a maggio 2006, quando fu approvato l’indulto, quella metà addirittura sparisce. E sarà interessante capire con quale motivazione Ghedini potrà proporre (non risulta che l’abbia fatto) un simile taglio alla Lega, da sempre partito delle manette e per antonomasia contro l’indulto. Bossi sarà pronto a sottoscrivere la "morte" di centinaia di processi pur di salvare Berlusconi? Un fatto è certo. Diceva ieri Bossi che "anche sulla giustizia c’è un accordo con Berlusconi, un accordo su tutto". Anche sulla prescrizione cortissima? È un interrogativo pari alla reazione dei finiani che con Giulia Bongiorno hanno sempre contrastato norme che si risolvono in un danno ingiustificato all’esercizio dell’azione penale.
Ma la modifica annunciata fino a che punto è un terremoto? Un pre-sondaggio tra le toghe ne rivela l’effetto devastante. "Sarebbe un’amnistia, una strage tra processi giunti all’ultimo stadio in Cassazione". "Allora meglio l’indulto che è revocabile se commetti un nuovo reato e si applica una sola volta". Perché l’assurdo del nuovo taglio alla prescrizione è che a goderne potrebbe essere lo stesso imputato in 50 processi. Tutti verrebbero potati. E che dire del calendario della Cassazione che, per il prossimo anno, ha fissato le udienze in base alla prescrizione? Tutti i processi cadrebbero. Ma vale lo spirito della blocca-processi. Un anno fa se ne volevano fermare centomila, così stimò l’Anm, pur di congelare i due di Berlusconi, ora la prescrizione cortissima ne taglierà altrettanti con lo stesso obiettivo. Allora Napolitano bloccò la norma. Ma il dopo lodo del Cavaliere è già cominciato. Commenta una toga: "Non sarebbe meglio fare una legge per dire che i processi del premier vanno cancellati?".